Sep
09

di Davide Mana
Centro di geobiologia, Università degli Studi Carlo Bo, Urbino
Blog personale: Strategie Evolutive

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Primo di una serie di post ad argomento e-book, e-learning, e-publishing, e-ccetera, stimolati dalla tre-giorni di Fosdinovo, l’ebookfest del quale abbiamo già parlato poco prima della partenza.

E tanto per andare controcorrente, comincerò subito con le note dolenti.
Non che sia stata una brutta esperienza, o inutile – tutt’altro.
È stato fantastico, ho assistito ad un paio di presentazioni assolutamente entusiasmanti e il livello di scambio e generazione di idee è stato elevatissimo.

Una fatica improba?
Potete scommetterci il vostro beneamato e-reader, che è stata una sfacchinata – mi ci vorrà una settimana per digerire tutto (da cui la serie ipotetica di post a tema) e posso immaginare quanto il peso dell’organizzazione abbia spremuto fino all’ultima goccia di energia dalle organizzatrici dell’evento, Noa Carpignano e Maria Grazia Fiore.
Viste al volo poco prima di prendere la strada verso casa, parevano appena sbarcate dalle scialuppe di salvataggio della “Glen Carrig”.

Quindi, mettiamolo subito in chiaro – è stato grande.

Avrebbe potuto essere più grande?
Avrebbe potuto essere meglio?
Certamente sì.
Ogni cosa è perfettibile.

E allora, che note dolenti?
Beh, per una interessante coincidenza, quasi un espediente narrativo giocato dagli eventi, entrambi i motivi di una certa delusione sono sintetizzati da un breve dialogo.
Che vado a riferire.

Si cenava.
Ora io sono della vecchia scuola – se è vero come diceva un mio insegnante che i problemi di terreno si risolvono sul terreno, non nel lounge dell’albergo, è anche vero che seminari, conferenze, tavole rotonde e dotti interventi non contano nulla: le idee fermentano e germogliano a tavola, è a cena che ci si confronta, si chiacchiera, si diventa una squadra.

Perciò, cena.
Chiacchiere.
Breve, informale e inevitabile post-mortem delle prime due giornate.
C’è stato molto di buono, si dice.
Ci sono state cose che non hanno funzionato.
Notoriamente incapace di tacere e di mantenere un profilo basso, dico la mia.

Ciò che è davvero mancato, io credo, sono stati i lettori. Gli utenti ultimi dell’ebook, qui all’ebookfest, non si sono visti.

Mi guardo attorno in cerca di reazioni, conferme, spunti.
Un commensale due sedie più in là mi guarda e mi domanda…

Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?

Caspita!
Cerco di spiegare.
L’insegnamento, le nuove tecnologie, l’Atlante Online dei Foraminiferi, i lunghi dibattiti qui, su questo blog, fra appassionati di lettura (in ogni forma, su ogni supporto)…
Cerco.
Lui si volta, comincia a parlare con qualcun’altro.
Fine della discussione, per lo meno su quel versante.

OK.
Ora ricapitoliamo.

L’assenza dei lettori è critica.
È legata io credo solo in parte alla diffusione della notizia, e discuteremo magari fra un paio di giorni (o nei commenti!) sul perché i lettori se ne sono stati a casa – a leggere, presumibilmente.
Di sicuro, tuttavia, la struttura aperta di molte discussioni – affascinantissime, utili, stimolanti – ha sentito fortissima la mancanza del punto di vista dell’utilizzatore finale.
Hanno parlato gli autori.
Gli editori.
I distributori.
I fornitori di supporto logistico.
Gli accademici.
Persino uno stravolto come il sottoscritto (le slide del mio intervento vanno on-line in capo a 24 ore, e poi le linko qui, e ne parliamo).
Ma non i lettori.

Riguardo alla mia posizione rispetto alla filiera dell’ebook, si tratta certamente della forma più convoluta che mai io abbia incontrato del semplice “E tu chi cazzo saresti?”
Sottointende – e il successivo sganciarsi dalla discussione conferma il sospetto – che l’opinione sia nulla senza un curriculum approvato a supportarlo.

Resta da vedere chi debba essere a fornire l’approvazione del curriculum.
E da questo deriva forte, fortissima, l’idea che alcuni siano qui non per gli ebook, l’elearning, l’epublishing o quant’altro, ma stiano semplicemente manovrando, come da sempre si manovra nel mondo accademico, per occupare quel posto, quella poltrona, quel ruolo – la posizione di quello che approva i curricula.
L’ipotesi della presenza di simili manovre politiche passatiste (si può dire passatiste?) dove invece si dovrebbe discutere della realtà e del futuro è sufficiente ad avvilirmi.
Possibile che sia ancora una volta la solita corsa a diventare il padrone dell’argomento di ricerca per poi saturare le solite riviste dei soliti articoli che nessuno (ma davvero nessuno) si fila?

Comunque sia, la mia risposta alla domanda è stata palesemente la risposta sbagliata.
Non so quale avrebbe potuto essere quella giusta.
Di certo, il mio tentativo di spiegare la presenza di un paleontologo fra tanti cultori della letteratura, ha fallito, ed ha automaticamente delegittimato la mia opinione agli occhi dell’interlocutore.

Oppure chissà – è stata la mia pettinatura, o un qualsiasi altro dettaglio idiota.

Mi resta, forte, irrisolto e chiaramente fondamentale, il problema della mia posizione nei confronti della filiera dell’ebook.
Non so.
Forse questa….?

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