Sep
10

di Cristina Galizia, Gianni Marconato, Mario Mattioli
membri del network La scuola che funziona

[i contenuti di questo contributo riassumono anche l’intervento di Mario Mattioli nella tavola rotonda “Per amore o per forza…” moderata da Maria Grazia Fiore]

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Riflessioni a libro aperto

Serve ancora il libro di testo? Se sì, quale la funzione, la forma, l’utilizzo nell’era del digitale e di internet? E’ lo stesso oggetto di 50, 30, 20, 10, 5 anni fa? Assolve sempre alla stessa funzione? Lo si usa sempre allo stesso modo? Vi è stata qualche evoluzione nella sua forma, nel suo contenuto, nel suo uso? Possiamo parlare di un uso attuale tipico? Se sì, quale è? Se no, come possiamo definire il LdT? Quale la funzione del LdT, la forma, l’utilizzo nell’era del digitale e di internet?

Da questi interrogativi, il Network La Scuola che Funziona ha cominciato una profonda riflessione sull’uso del LdT nella scuola, sulla didattica e sulle prospettive future che la diffusione delle tecnologie offre al mondo della scuola e dell’insegnamento-apprendimento.

Il gran baccano che sta avvenendo, infatti, negli ultimi tempi intorno ai libri di testo per l’obbligo, con l’anno scolastico 2011 – 2012, di avere i libri di testo in formato digitale anche se in forma mista, solleva molte questioni:

• quella del senso, oggi, del “libro di testo”;

• quella della conversione in formato digitale dei contenuti;

• quella di cosa voglia dire fornire una versione on line di un LdT;

• quella delle prospettive future dei LdT considerata la maggior diffusione e il maggior accesso alle tecnologie.

IL LIBRO DI TESTO – LA DISCUSSIONE DE LSCF

Per libro di testo intendiamo quello che è oggetto di adozione formalmente deliberata dal consiglio di classe, quello la cui “adozione” è obbligatoria, quello che le famiglie sono obbligate ad acquistare e… quello che in più di una occasione rimane nuovo fino alla fine dell’anno scolastico.

Per sondare il terreno e analizzare il valore che molti docenti conferiscono a questo strumento, LSCF ha lanciato ad agosto un sondaggio on line che ha ricevuto quasi 500 risposte. Le domande andavano dalla semplice registrazione dell’uso o meno del LdT in classe, all’indicazione di quali sezioni maggiormente utilizzate, al valore aggiunto o meno del LdT alla didattica, a giudizi di valore circa le alternative fornite dalle case editrici, all’individuazione di linee guida per un nuovo strumento da affiancare in classe e a casa.

Il sondaggio ha avuto risposte molto variegate, ma su alcune questioni si sono verificate delle convergenze:

• il LdT cartaceo viene ancora molto usato a scuola, anche se la maggior parte dei rispondenti affianca materiali online o scaricati dalla rete;

• al LdT si rimprovera l’eccessivo costo rispetto al valore didattico (mentre l’eventuale faziosità o imprecisione sono in secondo piano);

• il LdT cartaceo viene usato principalmente per i contenuti e gli esercizi, quindi come guida nell’insegnamento e luogo di allenamento per l’apprendimento;

• il 40% dei rispondenti lamenta la rigidità del LdT nei percorsi didattici;

• significativa la percentuale dei docenti (40/46%) che se non fosse obbligatorio, non adotterebbe il LdT cartaceo e volentieri lavorerebbe per la stesura di un proprio testo;

• timore che la diffusione degli e-book aumenti il digital divide tra scuole attrezzate e non;

• idea forte che “e-book” significhi riedizione in pdf dei contenuti cartacei.

L’analisi del sondaggio, qui sopra esposta per sommi capi, è oggetto di un contributo pubblicato in un paper diverso.

Parallelamente al sondaggio, nel Network (www.lascuolachefunziona.it) si sviluppava analoga discussione all’interno di un forum. La discussione “Serve ancora il libro di testo? Se si, quale la funzione, la forma e l’utilizzo nell’era del digitale e di internet?” si è svolta in pieno periodo feriale: dal 11 agosto al 9 settembre e si è sviluppata in 163 interventi con la partecipazione di 23 membri del network. In questo contesto di discussione il target e la tipologia dei membri partecipanti ha sbilanciato verso alcune posizioni: nel network, frequentato evidentemente da docenti che usano il web tanto per l’aggiornamento quanto nella propria didattica, le posizioni circa l’opportunità d’uso del libro cartaceo sono state più polarizzate, con una maggiore percentuale di chi afferma che il LdT cartaceo, seppur importante percorso lineare da cui partire, non può né costituire la guida della didattica, né non essere integrato, né non essere castrante:

Basta libri di testo dai contenuti pre-cotti, belli e pronti, rigidi, che non stimolano a pensare, a costruire, intuire, dedurre..[…] Il testo digitale dovrebbe favorire il diverso approccio didattico

Il digitale e internet hanno già cambiato in qualche modo le nostre didattiche (o ne hanno supportato, facilitato il cambiamento) … questa è la direzione in cui, secondo me, va pensato il nuovo LdT che a quel punto non sarà né un “libro” né “di testo”

bisognerebbe riuscire ad eliminare l’obbligo di comprare un libro di testo cartaceo, giusto per lasciare spazio a chi non vuole usarlo

E, commentando il sondaggio, Antonio Fini e Maria Grazia Fiore hanno scritto:

Risulta chiaro che il libro di testo ancora si usa, più come male minore che come prima opzione [Ma vien da chiedersi] : quanto l’uso del LdT è dovuto all’inerzia, all’abitudine e quanto alla non esistenza di valide alternative?

L’E-BOOK: COS’E’?

Come già scritto, nel sondaggio è emersa diffidenza o se non altro confusione circa l’e-book: la grande diffusione di contenuti in pdf ha distorto il dibattito, lo ha privato di energie e di interesse da parte degli utenti, che vedevano concretizzarsi davanti agli occhi la solita innovazione “retrò”.

Per questo nel forum si è cercato molto di trovare strade da percorrere, di identificare le caratteristiche di un buon libro di testo digitale, di formulare delle proposte da presentare direttamente alle case editrici (alcune delle quali da anni producono materiali didattici senza interrogare minimamente docenti). Gli interventi si sono concentrati tanto sulla forma (intesa sia come caratteristica tecnica del supporto che sulla modalità di presentazione dei materiali) quanto sui contenuti.

• Sulla forma

caratteristiche tecniche:

– formato aperto, adattabile a schermi di dimensioni molto differenti e ampiamente personalizzabile in lettura; sto pensando, ovviamente, all’ePub;

– assenza di DRM proprietari e di qualsiasi accorgimento che limiti la fruizione e il passaggio da un dispositivo all’altro;

– adozione di licenze come questa Creative Commons, che incoraggia la diffusione e la collaborazione;

– apertura alla Rete, abbinando al testo vero e proprio una serie di servizi (approfondimenti, community, condivisione di risorse autoprodotte…) pensati per promuovere un uso attivo e creativo del LdT.

Interessante però anche quest’altra posizione a riguardo, che, considerata la provvisorietà di qualsiasi configurazione, destinata ad essere ben presto sorpassata da una versione diversa o migliore, pone l’accento maggiormente sulla partecipazione di tutti (docenti e alunni) alla costruzione del sapere, identificando in questa “democrazia” del sapere la vera innovazione tecnologica:

Il computer, quale congegno essenziale per la gestione e l’elaborazione dei dati nella vita privata e nel lavoro, si sta estinguendo. Le sue funzionalità sono disperse nella rete che è il substrato fondamentale sul quale cresce la noosfera. Il computer sta invece mutando in una varietà di congegni che rappresentano le porte per accedere alla noosfera ;

evitiamo di cadere nella trappola della scarsità; […] quindi utilizzare le più ubiquitarie tecnologie che sia possibile, intanto avvantaggiarsi iniziando a produrre contenuti capillarmente, ognuno i suoi, dinamicamente, potendo continuamente correggerli, glocalmente: tutti li vedono ma ogni contenuto può avere la sua specificità… qui si ara con i buoi e da te con i cavalli… […] navigare nel mare dei wiki prodotti dagli insegnanti, scoprire, aggregare, distillare, indicizzare, taggare, linkare, riusare, migliorare.

Un incubo per i grandi editori ma forse una succosa prospettiva…

costruzione e presentazione dei materiali

Credo il contenuto principale, il testo vero e proprio, dovrebbe essere un pacchetto scaricabile e fruibile offline (e per questo il formato epub è perfetto). Si potrebbero rilasciare aggiornamenti periodici, come con i software: finché sei abbonato aggiorni gratis, poi ti tieni l’ultima release che hai scaricato, che resta comunque tua

non sarà semplice trovare l’equilibrio ottimale fra i diversi linguaggi e fra lineare e reticolare

ciascuna scuola il suo wiki, tutti aperti, ogni insegnante mette i suoi contenuti, questo richiede competenze banali

liquido vuol dire questo, le diatribe pdf-epub-quello-che-vi-pare sono inessenziali

Immagino quindi un LdT agile, costantemente aggiornato, estremamente usabile (anche in mobilità), molto ben strutturato, non dispersivo e sostanzialmente lineare. Attorno ad esso dovrebbe esistere una rete di servizi in grado di stimolare e supportare percorsi di approfondimento, riflessioni critiche, collaborazioni in rete, remix e creazione di materiali originali.

Questo mi sembra uno spunto interessante. Un gruppo che si proponesse di mantenere costantemente aggiornato un insieme di conoscenze per uso didattico, quali caratteristiche dovrebbe avere? Quali spese dovrebbe affrontare e quali ricavi aspettarsi?

Una prima idea sulla organizzazione: una direzione in cui siano rappresentati gli editori, ma anche enti culturali ed un nucleo fisso, con specifiche competenze professionali, in grado di reclutare ‘a contratto’ docenti per svolgere lavori specifici e ben delimitati.

La composizione della direzione dovrebbe dare una certa garanzia che il servizio non sia dettato unicamente dall’interesse economico di pochi, mentre il mantenimento di una rete di partecipazioni dal campo educativo permetterebbe una stretta aderenza alle esigenze concrete, un vivo contatto con le istanze di chi opera nella didattica.

Ottima la prospettiva del LdT come “servizio”, non più come “prodotto”. Ottima l’idea dell’ “interattività”.

In Internet non c’è bisogno di scaffali.

• Sul contenuto:

Non si tratta più di una evoluzione del libro, inteso come insieme coerente di conoscenze, progettato da un ‘terzo’ per essere attraversato, ma della possibiltà di organizzare il mare di informazioni in cui siamo immersi secondo un progetto educativo e formativo

non ho molta fiducia nel modello “grassroots” e nelle aggregazioni spontanee; mi sembrano più efficaci modelli misti, con comunità vaste e aperte, ma coordinate da qualcuno che sia in grado di dare ordine al caos creativo, che sappia indirizzare le tante energie disponibili all’interno di un progetto organico e condiviso

Ecco come immagino il libro di testo nella scuola che verrà.

Un libro cartaceo o virtuale (simile ad un ipertesto) suddivido in 3-4-5 unità di lavoro, ciascuna delle quali affronta un grande tema con valenza educativa ed introdotto da una mappa concettuale interdisciplinare; ogni nodo rimanda ad approfondimenti nelle varie discipline che a loro volta rimandano ad attività per esercitarsi; ogni unità si conclude con attività miranti a valutare non tanto quante cose sa alla fine del percorso l’alunno, ma a cosa sa fare ora con quello che ha appreso: una specie di banco di prova in cui l’alunno dovrà mettere in pratica le sue conoscenze, catapultandolo in una situazione reale ben definita. Insomma, qualcosa simile ad un video gioco in cui ci sono diverse stanze da visitare.

Dunque posizioni diverse, ma tutte molto interessanti per le prospettive che aprono al mondo della scuola e al mondo del sapere in generale. L’e-book viene a configurarsi come un piccolo ambiente di apprendimento tascabile, come luogo stesso dell’interazione sia tra l’alunno e i contenuti, sia tra alunni stessi, una sorta di piattaforma con contenuti multimediali da attraversare e fruire in base alle esigenze individuali e alle modalità di apprendimento. È questo il valore aggiunto che la tecnologia della rete potrebbe conferire: questa è la direzione in cui, secondo me, va pensato il nuovo LdT che a quel punto non sarà né un “libro” né “di testo” (dal forum).

LIBRO DI TESTO CARTACEO VS E-BOOK?

No, non è assolutamente pensabile una dicotomia, un aut aut: la storia insegna che le innovazioni si sono da sempre affiancate alle vecchie attrezzature: impensabile un “badile” vs”aratro”! Piuttosto entrambe hanno dovuto ridefinire i propri ambiti e le proprie specificità d’uso, hanno dovuto ripensarsi alla luce dell’altra.

Mentre nel sondaggio alle domande che chiedevano se la tecnologia avrebbe scalzato definitivamente il cartaceo la maggior parte dei rispondenti ha scelto l’item mediano (di fatto non preconizzando nulla), nel forum la maggior parte dei partecipanti non crede affatto che l’una debba esistere in competizione con l’altra, pur notando i vantaggi e gli svantaggi tanto della carta. Schematizzando gli interventi:

Vantaggi Svantaggi
LdT cartaceo Linearità

Facilità di reperimento informazioni

Facilità d’uso

Non ha bisogno di supporti

Costi eccessivi

Rigidità

Contenuti che risentono delle linee

editoriali

Peso

Ingombro

Ebook Modularità

Fruibilità individualizzata

Pluralità di percorsi

Bassi costi

Multimedialità

Interattività

Leggerezza

Bisogno di ulteriori supporti

(connessione –>rischio di aumentare il

digital divide e incrementare la difficoltà

di accesso al sapere)

Possibile “disorientamento”

PROBLEMATICHE VECCHIE E NUOVE

L’avvento/affiancamento dell’e-book, rideterminando oggetti (materiali e non) e con essi ruoli e professionalità comporterà indubbiamente la nascita o l’acuirsi di alcune problematiche:

• Il digital divide: la situazione italiana, si sa, non è florida. Un sapere prevalentemente digitale che viaggiasse ovunque paradossalmente creerebbe nuove frontiere e disuguaglianze;

• I costi: dovranno essere valutati e considerati anche i costi indiretti, quali l’impatto ambientale. Se è pur vero che la carta diminuirebbe a vantaggio dei polmoni verdi della Terra, l’informatizzazione dei contenuti presuppone incremento di supporti elettronici di lettura e con essi l’estrazione e lo smaltimento di minerali e sostanze tossiche. Il prezzo dell’e-book dovrà contenere e soppesare anche queste ricadute

l’aspetto del risparmio dei costi, già di per sè non trasparente: si risparmia sulla carta (e sul peso!!!) ma bisogna investire in tecnologia e oculisti, per non parlare dei consumi elettrici mai menzionati

Sarebbe bello avere i libri gratis o quasi (è giusto però? me lo sto chiedendo, e non dico nei confronti di chi li scrive/produce, intendo proprio nei confronti di chi legge/studia). E non dimentichiamo che non sono solo autori ed editori a vivere sulla lavorazione dei testi: redattori, correttori di bozze, illustratori.. (escludendo prestampa, stampa, magazzino e distribuzione). […] [Dobbiamo cercare ] strade che non impoveriscano il testo, riducendolo a dispense magari stupende da un punto di vista di contenuti e didattico, ma orribili per altri versi (grafica e iconografia solo per fare l’esempio più banale)

La filosofia del peer-to-peer sta prendendo piede ovunque. Possibile che prima o poi non prenda piede anche nella scuola?

Ci sono, poi, supporti che richiedono investimenti consistenti per essere sviluppati e che, per questa loro natura, difficilmente possono essere auto-prodotti. Ecco lo spazio per gli “editori” per quelle che qui sono state denominate “agenzie servizi didattici” (più o meno). In questo caso si può porre la questione del prezzo “giusto”.

• Il problema del copyright: come tutelare i diritti d’autore dei contenuti immessi in rete?

Come si può pretendere che chi ha fatto un acquisto non lo riproduca, per comodità propria e per altri usi non commerciali?

Bisognerebbe prendere atto che non ci sono più quelle condizioni di scarsità in cui la legge del copyright aveva trovato giustificazione, secoli fa, al fine di far crescere la circolazione delle idee.

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