Sep
11

di Alessandro Vigiani (moderatore della tavola rotonda)
Università Cattolica di Milano

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È noto che il quadro normativo concernente i requisiti dei libri di testo e le modalità della loro adozione da parte delle scuole è mutato in maniera sostanziale per effetto dell’art. 15 della legge 133/08 e dell’art. 5 della legge 169/08. Tuttavia la nuova disciplina sui libri di testo, che avrebbe potuto preludere a una radicale svolta della produzione editoriale verso soluzioni digitali innovative, non sembra al momento aver determinato discontinuità rilevanti nel panorama dell’editoria scolastica italiana. Ciò, com’è ovvio, non significa che le case editrici non si siano attrezzate per ottemperare agli obblighi del dettato legislativo, ma che lo hanno fatto accelerando tendenze evolutive già in atto piuttosto che ripensando a fondo la struttura, la funzione e i contenuti del prodotto editoriale per la scuola.

La cornice entro cui stanno prendendo forma le nuove proposte degli editori è essenzialmente quella del “libro misto”: un volume cartaceo più snello rispetto al passato corredato di “espansioni online” (dal più sofisticato LO multimediale e interattivo al misero pdf statico) e a volte affiancato dalla sua versione digitale “sfogliabile” con incorporati i link alle varie risorse web. Questi materiali sono concepiti ora per la fruizione collettiva in classe (mediante l’uso della LIM), ora per quella individuale da parte dell’allievo o del docente (tramite il pc domestico). Marginale, ma comunque non assente, è invece l’utilizzo delle potenzialità di internet per la messa a disposizione di rudimentali piattaforme didattiche online (“classi virtuali”) e di ambienti di condivisione collegati a specifiche sezioni dei cataloghi o ai libri di testo adottati (forum, blog ecc.).

L’evoluzione dei prodotti, insomma, non è repentina né eclatante, eppure si avverte, specie nella fucina editoriale: la mole del materiale da vagliare e assemblare aumenta; la filiera si infittisce con l’ingresso di nuovi attori legati al mondo del digitale e del multimedia; strumenti, processi e linguaggi che la redazione si trova a “maneggiare” evolvono. Tutto ciò avviene spesso in presenza di politiche di contenimento dei costi aziendali e all’interno di un mercato del lavoro sempre più asfittico e precarizzato. Non solo: stante il particolare ciclo di vita del libro di testo i tempi di produzione sono rimasti invariati a fronte di un’accresciuta complessità del lavoro.

Nelle case editrici si potenziano i reparti di progettazione multimediale e si introducono figure di raccordo tra la redazione e i fornitori di oggetti digitali. Idealmente le competenze dei redattori dovrebbero estendersi ad ambiti tradizionalmente di pertinenza di altri settori (ad esempio la produzione audiovisiva), ma di rado si realizzano le condizioni perché ciò accada: la formazione di base fornita da università e corsi professionali è spesso inadeguata; quella aziendale, quand’anche sia continua ed efficace (e non sempre lo è), non coinvolge il personale temporaneo e i collaboratori esterni, sempre più numerosi; gli stessi redattori mostrano spesso disinteresse e scarsa propensione alla riqualificazione e all’aggiornamento professionale.

Nonostante la congiuntura poco favorevole, tra i libri misti pubblicati non mancano prodotti di elevata qualità scientifica, didattica ed editoriale. Una qualità che, al contrario, difficilmente si riscontra nei testi digitali “fai-da-te” che hanno fatto capolino qua e là negli elenchi adozionali delle nostre scuole grazie allo spirito di iniziativa e alla capacità di “fare rete” di alcuni docenti. Occorre infatti ricordare che un libro di testo, quale che sia la sua riuscita, è comunque un’impresa collettiva a cui concorrono figure professionali in possesso di competenze che non possono essere improvvisate. Allo stesso tempo, le aziende editoriali sono ad oggi le uniche organizzazioni in grado di mobilitare risorse tecniche ed economiche, ma anche progettuali e relazionali, insostituibili se lo scopo è quello di realizzare un prodotto che sia contemporaneamente affidabile, ben strutturato e funzionale.

Gli insegnanti che collaborano con le case editrici in veste di autori sono consci di tutto ciò. Sarebbe auspicabile che tale consapevolezza diventasse patrimonio comune di tutti i docenti e che gli editori, e soprattutto i redattori, i grafici, gli iconografi e le altre figure professionali che operano nel sottobosco dell’editoria scolastica, fossero considerati un prezioso alleato e non – come talora purtroppo avviene, anche in maniera ingiustificata – un ostacolo al compimento della missione educativa della scuola italiana.

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