Sep
11

di Maria Grazia Fiore
docente e formatrice (fuori e dentro la Rete)
Università di Foggia
Blog personale: Speculum Maius

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Protagonisti, obiettivi, aree di azione

Il progetto “Lab: una mappa tanti itinerari” nasce dalla collaborazione strategica tra ricerca accademica, scuola ed editoria digitale, al fine di sperimentare inedite modalità di ricerca-azione per la realizzazione di testi/contesti digitali di apprendimento digitali aperti ad una pluralità di codici e di stili cognitivi.

<vai alla mappa su Mindomo>

In tale prospettiva si è provato – grazie ai mezzi ed alla connessioni umane e professionali generosamente messi a disposizione della Rete – ad intervenire in parallelo su tre grandi aree di azione:

1) quella della pratica di un processo di formazione tra pari dei docenti, secondo un meccanismo bottom-up, basato sulla condivisione di background professionali ed esperienze didattiche eterogenee (sia per ambito disciplinare, sia per grado di istruzione), nella convinzione che le buone pratiche formative offrano – con le loro caratteristiche intrinseche – una base di confronto e di discussione, di cui possiamo avvantaggiarci tutti;

2) quella del potenziamento dei meccanismi di comunicazione tra sistema educativo e più ampio contesto sociale, per rendere visibile tutto ciò che il nostro sistema formativo mette in atto, giorno dopo giorno, nelle aule scolastiche ed universitarie;

3) quella della sperimentazione di inedite modalità di collaborazione tra editori, autori e fruitori dell’editoria scolastica, che diano ragione di una “filiera” produttiva in mutamento grazie ad una infrastruttura comunicativa che ci sta costringendo a riformulare il senso di molte attività.

L’individuazione di queste aree nasce dalla consapevolezza che molti mali che affliggono il nostro sistema educativo nascono proprio dalle barriere storiche tra gradi di scuola diversi e tra la scuola e la realtà sociale in cui è immersa. Un rapporto di incongruenza tra sistema educativo informale e quello formale/non formale (Orefice, 1995) che ha un’origine plurifattoriale e si perpetua grazie alla conservazione di approcci comunicativi e didattici inadeguati ad un mondo sempre più interconnesso e transdisciplinare.

L’organizzazione “fluida” della piattaforma

La base logistica del progetto è stata fornita da una piattaforma Moodle, ospitata sui server della BBN e integrata in maniera significativa attraverso l’embed di Google Docs e di feeds, al fine di renderla più dinamica e veloce in termini di aggiornamento dei contenuti.
Quelle che in Moodle vengono definite “categorie dei corsi” rappresentano al tempo stesso degli “spazi” dedicati a specifiche attività ma anche degli “intervalli temporali”, delle fasi di sviluppo di una Comunità di Pratica, secondo quanto teorizzato da Wenger (2007).

La preparazione della piattaforma e il coinvolgimento dei potenziali interessati hanno avuto avvio nel giugno 2009 mentre i progetti nelle classi e nelle aule universitarie si sono conclusi nel giugno di quest’anno. I prodotti frutto della sperimentazione saranno oggetto di pubblicazione una volta terminato il lavoro redazionale che riguarderà anche i contributi di chi ha supportato specificatamente la formazione tra pari – come Annarita Vizzari e Davide Mana – nonché i corsi universitari che hanno utilizzato le mappe come testo ma anche come contesto di apprendimento.

<vai alla mappa di Darwin su Mindomo>

Focus della sperimentazione portata avanti dai docenti
Come si può leggere nel documento di sintesi elaborato in base alle richieste iniziali degli interessati alla sperimentazione, ai docenti è stato chiesto – a partire da un’esperienza significativa di apprendimento (esplorazioni del territorio, visite guidate, esperimenti, ecc.) – di documentare il percorso formativo in corso, progettando e riorganizzando insieme agli studenti il materiale prodotto, attraverso mappe multimediali da modificare, integrare e/o collegare strada facendo.

Questa modalità organizzativa è stata utilizzata fin dall’inizio per delineare tanto l’attività collettiva quanto quella dei singoli docenti, che sono stati affiancati dalla responsabile del progetto nella loro realizzazione.
Si realizza così una formazione sul campo che permette all’insegnante di impadronirsi consapevolmente di tecniche nuove, applicandole direttamente nel suo lavoro quotidiano (qui e qui qualche mappa di esempio, utilizzata per condividere il processo organizzativo/progettuale di preparazione all’intervento didattico tra docenti e coordinatrice ).

<vai alla mappa con le istruzioni ai docenti per l’avvio della sperimentazione>

Perché usare le mappe nella didattica Le mappe digitali possono essere lette a video o stampate, sotto forma di immagine o testo lineare. Offrono un’integrazione plurisensoriale alla comunicazione verbale, tramite l’utilizzo di audio, video, immagini ed una disposizione dei contenuti che facilita la costruzione di uno sfondo integratore a livello cognitivo.

Va sottolineato comunque che:

  • il potenziale didattico dell’utilizzo delle mappe in un’ottica di apprendimento significativo (e quindi non meccanico) si rivela nel processo di costruzione della mappa e non nell’imparare a memoria uno schema fatto da altri
  • i percorsi didattici che si concretizzano nella costruzione di mappe, risultano essere uno strumento di integrazione scolastica perché offrono proprio quello schema organizzatore delle informazioni indispensabile – in caso di disabilità cognitive – a sostenerne la comprensione, la memorizzazione e la rielaborazione.

L’utilizzo di questo strumento nella didattica permette infine di sperimentare una nuova forma di testo digitale, attraverso cui dare organicità ai percorsi didattici oltrepassando la sequenzialità degli eventi e la gradualità dei contenuti, avvicinandoci così alla modalità con cui noi apprendiamo per esperienza nella realtà quotidiana.

Biblio-sitografia presente su: aNobii e Delicious.

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