Sep
11

di Maria Guida
Liceo Scientifico “G.Salvemini” di Sorrento
Blog personale: L’illusione persistente

[Per questo contributo è disponibile anche il video dell’intervento]

______________

Lentamente anche nelle forme di istruzione più formali si fa strada la concezione che l’idea di insegnamento inteso come semplice trasmissione di informazioni è inadeguata. Per contro si evidenzia l’efficacia di un apprendimento esperienziale, situato, cioè manipolativo e legato al contesto dove il docente, non più erogatore d’informazioni a studenti passivi, diventa sceneggiatore di esperienze didattiche attivamente vissute e la conoscenza che ne deriva è il prodotto di una costruzione attiva del soggetto. I mondi virtuali tridimensionali consentono di realizzare ambienti di apprendimento che hanno proprio queste caratteristiche anche in quelle situazioni in cui, in un contesto reale, ciò non è possibile o è rischioso o irrealizzabile.

Costruire un ambiente siffatto è stato lo scopo delle sperimentazioni didattiche da me condotte in Second Life a partire dal 2007 e rivolte inizialmente ad un’utenza adulta. Si è trattato di una serie di esperienze che mi hanno portato a scoprire in progressione, oltre all’alto potere di coinvolgimento dei mondi virtuali 3D, tre loro caratteristiche peculiari per l’insegnamento (interazione, immersione e condivisione), attraverso le tre fasi dei miei corsi di fotografia. Il mio primo corso, benché strutturato ancora in maniera tradizionale, mi ha fatto scoprire il senso di presenza che può dare il mondo 3D, cioè sentirsi presenti nello spazio circostante e interagire con esso ma anche sentire la presenza di altri “qui ed ora”, premessa ideale affinché l’apprendimento avvenga in un contesto sociale mediando significati attraverso l’interazione con altri. Nel secondo corso ho deciso di dare veramente pochissime nozioni tecniche, quasi solo come si scatta, per partire immediatamente e viaggiare nello spazio e nel tempo.

Tra le tante possibilità ho scelto un salto indietro nella storia, conducendo gli studenti a fotografare la reggia di Versailles, una bella ricostruzione del palazzo e degli arredi, indossando un costume d’epoca mentre il salto nello spazio che ho scelto è una meta da sogno: un’isola tropicale con tanto di palme e sabbia rosata. Sentirsi realmente trasportati nello spazio e nel tempo, sentirsi immersi in un’altra epoca e in un altro ambiente posso essere validi ausili per uno studio della storia e della geografia che non sia basato soltanto sul ricevere informazioni attraverso  un canale verbale. Esistono anche splendide simulazioni scientifiche che consentono di studiare dal di dentro situazioni e fenomeni non raggiungibili nella vita reale a o che presentano problemi di sicurezza e di incolumità.

L’ultimo step di  questo primo ciclo di lezioni è stata l’esperienza de “La Camera Chiara” comunità di apprendimento di fotografi in Second Life che si è incontrata settimanalmente per sei mesi condividendo conoscenza e trucchi del mestiere e dimostrando che il senso di presenza e di immersione, tipico dei mondi virtuali, dona un valore aggiunto anche alle comunità di pratica. E veniamo al lavoro più recente, la ricostruzione di un fondale marino interattivo…

Per imparare la biologia marina in maniera esperienziale e situata occorrerebbe far immergere gli studenti in aree marine ricche di flora e fauna, probabilmente in aree protette e ad una certa profondità. La ricostruzione dell’ambiente naturale in un mondo virtuale tridimensionale elimina ogni problema e, grazie al suo aspetto così simile ad un videogioco,  ingaggia gli studenti a sperimentare oggetti interattivi e ad imparare dall’interazione con essi. L’attività consiste in una caccia al tesoro in fondo al mare in cui, tappa dopo tappa, medusa dopo poseidonia, si apprende la biodiversità e si possono perseguire gli obiettivi di favorire negli studenti lo sviluppo di una coscienza ecologica e di renderli consapevoli che la tutela del patrimonio naturale è necessaria.

Concretamente lo studente si immergerà nell’ambiente 3D e interagirà con oggetti che sono la riproduzione di specie animali e vegetali reali. Cliccando su ciascun oggetto si aprirà di volta in volta un piccolo file di testo, una pagina web, una immagine da cui lo studente trarrà informazioni di biologia. Solo se le avrà comprese potrà rispondere correttamente alla domanda che gli verrà posta e così procedere alla tappa successiva.

Il percorso può essere strutturato a vari livelli di difficoltà e prevede una variante in stile CLIL, con uso veicolare della lingua inglese per apprendere contenuti  scientifici.
Naturalmente le domande non servono per valutare lo studente ma per stimolarne la curiosità e per spingerlo a cercare risposte nell’ambiente circostante.

C’è posto per il libro in un percorso del genere? Secondo me sì ma solo se esso è capace di cambiare pelle, di re-mediarsi, diventando un oggetto virtuale consultabile all’interno dell’ambiente virtuale di apprendimento.
Allora sì che il libro, con la sua funzione di raccolta e riepilogo e precisazione delle informazioni ottenute in situazione, può svolgere l’utile compito di fissare e rinforzare l’apprendimento.

Sitografia presente su: Delicious

Lascia un commento





ebookfest2010

  • BBN MultiBlog - ebookfest2010 blog personale