Sep
12

di Maria Grazia Fiore (moderatrice della tavola rotonda)
docente e formatrice
Università degli Studi di Foggia
Blog personale: Speculum Maius

______________

Il libro di testo non è un libro qualsiasi e la sua storia non è assimilabile a quella del libro tout court.

Lo specifico contesto di utilizzo ha fatto sì che nel tempo potesse essere contraddittoriamente usato tanto come potente strumento di controllo culturale (l’opera di fascistizzazione e successiva defascistizzazione [pdf] dei testi scolastici è l’esempio a noi più vicino) quanto come garanzia di libertà d’insegnamento, non dismettendo mai il ruolo implicito di “metronomo” del progressivo e regolare svolgersi del “programma”, qualunque esso fosse.

La sua storia si intreccia strettamente con quella di un modello trasmissivo fondato su una “gestione burocratica del sapere” (Ardoino 2001, 15) ed una sua “distribuzione ordinata”, regolata secondo l’articolazione disciplinare delle conoscenze e una relazione comunicativa uno-a-molti, asimmetrica e unidirezionale.

E’ la storia del primato di un approccio cognitivo – caratterizzato da informazioni acquisite in modo lento e controllato da un numero limitato di fonti, tramite processi singoli e ben definiti – ma anche di quello del codice verbale, del lavoro individuale e della linearità dei contenuti, a scapito di logiche reticolari e di un pensiero visivo ridotto a una fase “preparatoria” al pensiero astratto o ad una specie di stampella a cui ricorrere quando quest’ultimo si trova in difficoltà.

E’ la storia del primato di un testo chiuso e concluso, pensato e scritto seguendo un filo narrativo teorico non sempre rispondente al contesto materiale ed relazionale in cui lo si utilizzerà.

In estrema sintesi è la storia di un libro a stampa utilizzato in un preciso contesto di cui ha influenzato la forma e il dispositivo (Massa, 1997).
L’attenzione per il supporto che veicola il testo non è casuale, dato che l’importanza e la centralità dell’apprendimento mediante testo a  stampa ha acquisito sempre più importanza e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie al vantaggio economico di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare contemporaneamente a gruppi sempre più numerosi.

E sono – in primis – le ragioni economiche che stanno imponendo la transizione al digitale del libro di testo.

Ma – al di là dell’impossibilità dei docenti di sottrarsi a tale obbligo – qual è la loro opinione su questo strumento di lavoro, oggi? Può l’adeguamento alla necessità implicare in automatico la virtù di innovare quelle prassi didattiche stancamente ed esclusivamente trascinate dal rito salvifico di “Aprite il libro a pagina…”? Le ragioni di una petizione che già nel 1997 chiedeva l’abolizione dell’obbligatorietà dei libri di testo continuano ad avere senso ancor oggi?

Ad aprire il dibattito è stato Mario Mattioli (docente e membro del network La scuola che funziona), che ha illustrato i principali risultati del sondaggio promosso dal network sul libro di testo e qualche dato tra più rilevanti circa la discussione che si è svolta in merito. A seguire, Maurizio Chatel (docente e responsabile scientifico area umanistica BBN) ha dato voce alle perplessità derivanti da un obbligo di adozione dei testi digitali calato dall’alto “senza la minima preparazione strutturale, finanziaria e culturale”,  così come denunciato nel suo post “Effetto boomerang” del 5 aprile 2009.

Marina Boscaino (docente e pubblicista) ha affrontato invece il problema delle adozioni di libri di testo per la “nuova scuola” targata Gelmini che, nonostante l’imminente partenza, deve fare i conti con una semplice la bozza delle Indicazioni nazionali mentre Valeria Pasquino (docente di scuola primaria) ci ha parlato della sua scelta per forme alternative all’uso dei libri di testo sin dall’inizio della sua carriera.

Ho reputato importante dare voce a chi abitualmente manipola, rielabora, trasforma e produce il materiale didattico necessario al proprio lavoro, mettendo da parte il libro di testo per utilizzarlo come un database essenziale per prendere qui e lì ciò che serve. E questo perché (al di là delle disquisizioni, talvolta un po’ eteree, sulla linearità/non linearità del testo e la reticolarità delle relazioni e delle conoscenze), il libro di testo di cui si parla sembra troppo spesso pervicacemente agganciato al modello tradizionale in versione cartacea, così come si continuano a confondere due piani di discussione che dovrebbero rimanere ben distinti (come ho già scritto l’anno scorso): quello dell’avvento del passaggio cartaceo/digitale e quello delle discussioni relative all’opportunità di liberare i percorsi di insegnamento/apprendimento dalla dittatura della modalità simbolico-ricostruttiva.

L’obbligatorietà del libro di testo è allora da ridiscutere nei termini in cui ognuno deve poter scegliere tra materiali, forme e contenuti didattici che più si adeguano al proprio (e altrui) stile di insegnamento (e apprendimento). Al testo digitale non dobbiamo chiedere di fare le stesse cose che facciamo con i libri “tradizionali”, concordavamo con Davide Mana: dove sarebbe il senso dell’innovazione?

Sito-bibliografia presente su: aNobii e Delicious.

Lascia un commento





ebookfest2010

  • BBN MultiBlog - ebookfest2010 blog personale