Sep
12

di Maria Grazia Fiore (moderatrice della tavola rotonda)
docente e formatrice
Università degli Studi di Foggia
Blog personale: Speculum Maius

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Il libro di testo non è un libro qualsiasi e la sua storia non è assimilabile a quella del libro tout court.

Lo specifico contesto di utilizzo ha fatto sì che nel tempo potesse essere contraddittoriamente usato tanto come potente strumento di controllo culturale (l’opera di fascistizzazione e successiva defascistizzazione [pdf] dei testi scolastici è l’esempio a noi più vicino) quanto come garanzia di libertà d’insegnamento, non dismettendo mai il ruolo implicito di “metronomo” del progressivo e regolare svolgersi del “programma”, qualunque esso fosse.

La sua storia si intreccia strettamente con quella di un modello trasmissivo fondato su una “gestione burocratica del sapere” (Ardoino 2001, 15) ed una sua “distribuzione ordinata”, regolata secondo l’articolazione disciplinare delle conoscenze e una relazione comunicativa uno-a-molti, asimmetrica e unidirezionale. Read more

Sep
12

di Marco Guastavigna
IIS Beccari, Torino
www.noiosito.it

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Dei “libri digitali” a scuola non si discute. Gli insegnanti hanno altre priorità, tra cui quest’anno si colloca anche una pseudo riforma delle superiori. Le case editrici tradizionali hanno messo in campo diverse tipologie di versione “mista” dei libri di testo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, direbbe il principe di Salina.
Poiché per gli strumenti digitali implementano ormai veri e propri modelli di rapporto con le informazioni e con le conoscenze, è bene che noi insegnanti ne confrontiamo le caratteristiche operative, cognitive e culturali con quelle della tradizione, per essere parte attiva di un eventuale, futuribile, dibattito. Read more

Sep
11

di Maria Guida
Liceo Scientifico “G.Salvemini” di Sorrento
Blog personale: L’illusione persistente

[Per questo contributo è disponibile anche il video dell’intervento]

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Lentamente anche nelle forme di istruzione più formali si fa strada la concezione che l’idea di insegnamento inteso come semplice trasmissione di informazioni è inadeguata. Per contro si evidenzia l’efficacia di un apprendimento esperienziale, situato, cioè manipolativo e legato al contesto dove il docente, non più erogatore d’informazioni a studenti passivi, diventa sceneggiatore di esperienze didattiche attivamente vissute e la conoscenza che ne deriva è il prodotto di una costruzione attiva del soggetto. I mondi virtuali tridimensionali consentono di realizzare ambienti di apprendimento che hanno proprio queste caratteristiche anche in quelle situazioni in cui, in un contesto reale, ciò non è possibile o è rischioso o irrealizzabile.

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